Sul vino fino ad oggi non c’è obbligo di indicazione delle calorie in etichetta, ma la Commissione Ue, sia pure con almeno un anno di ritardo rispetto ad altri alimenti normati a dicembre 2014, sta mettendo mano alla questione del valore nutrizionale in etichetta. E solo l’ipotesi che finisca la norma in deroga per il vino fa tremare i polsi ai produttori dei calici italiani di alta gradazione e quindi maggiore apporto calorico, Brunello compreso.
“Basti pensare che su Google – ha sottolineato Denis Pantini, direttore di Winemonitor di Nomisma – l’interesse per le ricerche che incrocino le parole “calories” e “wine” vedono gli Stati Uniti (100) al primo posto, seguiti dal Regno Unito (66), Canada (63), Australia (50) e Francia (25); tutti mercati di forte interesse per l’export di vino made in Italy”.
Il fabbisogno giornaliero di un adulto di circa 70 kg di peso è di circa 2.170 calorie al giorno. Un vino come il Brunello, con gradazione alcolica di 13° – 14°, fornisce un apporto calorico per bicchiere di 110-115 calorie, abbattendo così il contributo energetico di circa il 20%.
“Per consumatori e le consumatrici più attenti alla silhouette può essere un forte deterrente al consumo anche di un semplice vino a pasto” ha osservato Pantini.
L’introduzione dell’obbligo di indicazione del valore nutrizionale sulle etichette di vino “sarebbe un altro disastro – ha commentato Domenico Zonin, presidente di Unione Italiana Vini – soprattutto per i piccoli produttori che hanno come unico strumento di comunicazione l’etichetta. In generale, sarebbe una comunicazione che snatura una tradizione di consumo moderato di cui siamo i primi portavoce. Inoltre sarebbe per il mondo del vino una impropria omologazione ai rischi di un food poco salutare nel quale non ci riconosciamo. Non si può buttare via la nostra cultura del bere moderato con scelte politiche sbagliate”.

