A partire dai primi decenni del 1700, con l’avvento delle bottiglie di vetro e con la varietà dei vini prodotti si sentì il bisogno di identificarli, e da qui nacque l’etichetta moderna. La più antica etichetta annoverata nei musei, per ora, è quella francese scritta dal monaco Pierre Pérignon che, per non confondere annate e vigne d’origine, etichettò le bottiglie con una pergamena legata al collo della bottiglia.
Successivamente, per buona parte del XVIII secolo, l’identificazione del vino fu assimilata a quella del produttore, il cui emblema, le cui iniziali , il cui stemma araldico erano stampigliati in rilievo sulla base del collo della bottiglia. Essendo molto costosi i suddetti metodi di identificazione del vino, il marchio del produttore fu progressivamente sostituito dall’etichetta, interamente scritta a mano, almeno fino alla metà del Settecento. Dopo tale periodo è l’etichetta di carta a fare la sua apparizione, stampata in modo semplice, generalmente al torchio, con caratteri neri su carta bianca normale.
Fu nel 1798 che si verificò una vera e propria rivoluzione nel campo dell’etichetta. In quell’anno infatti il cecoslovacco Alois Senefelder inventò la litografia e permise, con questo tipo di stampa, la possibilità di stampare piccole e grandi quantità di etichette da vino.
La crescita dell’industria del vetro e l’incremento dei trasporti fecero aumentare la richiesta di bottiglie e, contemporaneamente, la produzione di vino e dei suoi derivati divenne sempre più prerogativa della nascente industria, che, per garantire la clientela dovette etichettare la bottiglia stessa dove spesso il produttore o l’imbottigliatore aggiungevano il proprio nome e l’annata.
Le etichette italiane del XIX secolo, non mettono in risalto la qualità del vino, ma concedono ampio spazio alla fantasia e traggono spunto dalla vita contadina o dall’araldica, riproducendo stemmi o medaglie appartenenti alle famiglie produttrici. Con il passare degli anni l’orgoglio dei produttori va sempre aumentando, ed essi desiderano vantare un’etichetta che metta in bella mostra menzioni d’onore, medaglie, trofei e targhe guadagnate nel corso di esposizioni. Parallelamente si fa avanti un’altra tendenza, quasi opposta, per la quale tanto il vino è pregiato, tanto più la sua etichetta deve essere essenziale.
All’inizio del nostro secolo appaiono le etichette decorate, i paesaggi, i personaggi pittoreschi, ai quali il decoro della Belle époque porta la sua ricchezza ornamentale. Questo fino al 1950 , anno in cui la legge impone un’etichetta più pedante, didascalica, molto chiacchierata, in cui la letteratura informativa appare prolissa e indefinibile.

