Anima biologica, storia e lungimiranza: Piancornello, amore per il Brunello e passione “green”

Produrre bellezza è un affare di famiglia. Toccare con mano per credere mettendovi in viaggio verso la parte sud della collina di Montalcino, a pochi passi da quel capolavoro assoluto chiamato Abbazia di Sant’Antimo. Qui troverete Piancornello, ambiente dove si respira la storia e si vedono i frutti di un lavoro portato avanti da quattro generazioni. L’inizio di tutto risale al 1950 quando Zefiro, il bisnonno di Claudio Monaci, attuale guida dell’azienda aiutato dalla moglie Silvia Batazzi, acquistò il casale di Piancornello (una struttura risalente al 1700) e i terreni dove furono impiantati i primi vigneti di Brunello. Negli anni successivi la maggior parte della famiglia lasciò il podere ma i nonni ed i genitori di Claudio, Alfeo e Silvana, decisero di portare avanti il lavoro: troppo forte il richiamo della terra, abbandonarla avrebbe significato dire addio a un legame pieno di valori. Insegnamenti che ha tenuto bene in mente Claudio che oggi porta avanti questa lunga tradizione supportato dalla moglie e dalle figlie.

Piancornello spicca nella zona di Sesta, tra Sant’Angelo in Colle e Castenuovo dell’Abate, su un altopiano affacciato sulla Val d’Orcia ed il monte Amiata all’orizzonte. Complessivamente l’azienda si estende su circa 20 ettari e si caratterizza per il microclima mediterraneo nonché per i terreni rossi fortemente scoscesi, ricchi di sassi e rocce. Caratteristiche che si esaltano nella coltivazione dei vigneti con metodi biologici, uno dei punti di forza e dei tratti distintivi di Piancornello. La superficie vitata è di circa 12 ettari e comprende anche una piccola parte coltivata nella zona di Montecucco. Ad impreziosire il tutto ci sono una “piccola squadra” di olivi secolari da cui nasce il prelibato olio extravergine di oliva.

“Iniziammo nel Montecucco a fare la viticoltura biologica per poi allargarla anche a Montalcino – spiega Silvia Batazzi – una scelta che nasce dall’amore per la natura e per il territorio. Siamo certificati dal 2012 ma si può dire che siamo sempre stati biologici. Quando iniziammo noi era una scelta un po’ controcorrente, adesso sono in molti a credere nel bio, nel nostro caso i risultati positivi non sono mancati”. La prima bottiglia di Brunello di Montalcino uscita sul mercato è datata 1990. Piancornello passò da una dimensione di produttore “domestico” a portare i suoi vini in giro per il mondo. Vini generosi, ennesima espressione di un territorio unico e che i vignaioli hanno saputo valorizzare con passione, rispetto e mestiere.

La produzione oggi si attesta intorno alle 40.000/50.000 bottiglie annue: Rosso di Montalcino, Brunello di Montalcino, Riserva e due Igt che omaggiano in etichetta le figlie di Claudio e Silvia, “Per Caterina” e “Per Emma” che esce proprio quest’anno, un colorino in purezza “made in Montalcino”. L’export a Piancornello assorbe “il 70% della nostra produzione, gli Stati Uniti sono un importante mercato per noi”, spiega Silvia Batazzi. In azienda è possibile fare degustazioni, c’è anche un piccolo agriturismo per gli ospiti che vengono a trovare Claudio e Silvia, e soprattutto tanta qualità. Un’altra bella storia nata dalle colline di Montalcino.