Brunello, tra bottiglie dei ricordi ed annate “emozionanti”, è il vino perfetto da stappare a Capodanno. Con i consigli di un intenditore: Fabrizio Bindocci

Vino dei ricordi più belli della nostra vita, bottiglia stappata nelle grandi occasioni, annata che ci ha fatto emozionare come nessun altra: il Brunello è il vino perfetto per brindare a Capodanno, con la mente che ripercorre un 2020, difficile e che mai ci saremmo immaginati, ma in cui il mondo del vino non si è mai fermato nonostante la pandemia, e lo sguardo rivolto con speranza ad un 2021 di rinascita e definitiva ripartenza, e ad una nuova e già grandissima annata del celebre rosso pronta al debutto. Ma il periodo delle festività è anche una buona occasione per mettere ordine nella propria cantina di casa, e, tra pezzi rari ed introvabili da veri intenditori e collezionisti, lasciare spazio per le nuove annate ormai in arrivo. In tutti i casi, le etichette custodite e conservate con cura ci rappresentano, comunicano i nostri gusti e tratti della nostra personalità.

Avete già pensato alla vostra bottiglia da mettere a tavola per il cenone di Capodanno? E quali sono le vostre etichette del cuore? Noi lo abbiamo chiesto a Fabrizio Bindocci, presidente del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino e grande appassionato oltre che raffinato intenditore di vino. “Mi piace molto collezionare il vino che compro e scelgo personalmente. La mia cantina di casa? Conta circa 1.200 bottiglie ed ovviamente non c’è solo Brunello che ha comunque un posto particolare nel mio cuore e negli scaffali della mia cantina. Ho tanto Barolo e Barbaresco, vini francesi e della California, bottiglie acquistate nei viaggi fatti nel mondo. Durante queste festività abbiamo stappato un Barbaresco del 1980 di Gaja e un Barbaresco del 1978 di Tenute Cisa Asinari dei Marchesi di Grésy. Non molto tempo fa abbiamo aperto delle bottiglie di Borgogno di annate storiche risalenti agli anni ’70. Al vino sono molto affezionato, soprattutto ai rossi, ma acquisto anche bianchi e bollicine”. Il vino è anche memoria, sentimenti e annate che si legano a dei ricordi speciali. “Certo – continua Bindocci – ho bottiglie di Brunello del 1982 e del 1988, gli anni di nascita dei miei figli Alessandro e Francesca. E poi sempre legato al Brunello ho un ricordo particolare: in cantina ho una bottiglia di Biondi Santi del 1957, l’anno di nascita di mia moglie, acquistata in un bar nella zona dei Castelli Romani. Erano i primi anni ’80, mia moglie viveva a Pomezia e la domenica andavamo in un mercato a comprare pane, porchetta e olive. Entrai nel locale e vidi una bottiglia vuota, il barista mi disse che se volevo ne aveva un’altra piena, probabilmente non si era reso conto del valore di questo Brunello. L’acquistai subito pagandolo veramente una sciocchezza. Un vero affare”.

Ma come va conservato il vino? E quando è il momento migliore per stapparlo? “La mia cantina è scavata sotto terra ed è climatizzata, con una temperatura di 16 gradi, e umidità al 75%-80%. Il mio consiglio è di non fare invecchiare troppo i vini se non si ha la cantina giusta. Se conservato bene il vino regala grandi soddisfazioni Non molto tempo fa abbiamo assaggiato delle ottime bottiglie di Montevertine del 1985”.

Adesso però bisognerà fare spazio ad un’annata importante per il Brunello di Montalcino, come la 2016. “Non sono impreparato – aggiunge Bindocci – ho già fatto spazio. A proposito dell’annata 2016, ho sentito alcune aziende che nei primi giorni di gennaio faranno partire le prime spedizioni negli Stati Uniti. I segnali sono ottimi. Una buona notizia è arrivata anche dall’Inghilterra, la Brexit non inciderà sul vino e questo è importante anche perché i broker inglesi acquistano il prodotto e lo spediscono nel mondo, penso ad esempio agli hotel di Dubai. Siamo fiduciosi per questo 2021 in arrivo”.
E allora, in alto i calici, e questa volta più che mai, ad un nuovo ed attesissimo anno.