Val di Suga, il gioiello del Gruppo Angelini che mette insieme le tre zone più vocate di Montalcino

La storia di Val di Suga inizia nel 1969, quando una società di proprietà di Aldo Moro acquisisce dei terreni sul versante nord di Montalcino. Quei terreni, allora destinati alla produzione di foraggio, vengono pian piano convertiti a vigneto (la prima annata in commercio per Val di Suga è il Brunello Riserva 1975). Nel 1994, la proprietà viene acquistata infine dalla famiglia Angelini, a capo dell’omonimo gruppo leader nel settore del benessere e della salute. Oggi Val di Suga fa parte di Bertani Domains, che riunisce tutte le realtà agricole e vitivinicole di Angelini, collocate in alcuni dei più importanti territori del vino italiano, dalla Valpolicella al Friuli Venezia Giulia, dal Chianti Classico a Montepulciano fino al Verdicchio. E poi, appunto, Val di Suga: 52 ettari vitati, dei quali oltre 42 a Brunello.

Una proprietà viticola unica a Montalcino, con vigne collocate su tre versanti della collina, nelle zone più vocate alla produzione del Brunello: Vigna del Lago, nella zona nord-est, Spuntali, a sud-ovest, e Poggio al Granchio, a sud-est. “Sono la nostra forza e la nostra unicità”, racconta il direttore operativo di Bertani Domains Andrea Lonardi, che dal 2012 ha preso in mano la gestione di Val di Suga ed ha tracciato questa visione contemporanea e territoriale della denominazione, insieme al responsabile di tenuta Pietro Riccobono.

“Val di Suga vanta tre diversi cru di Brunello – sottolinea Lonardi – tre terroir con esposizioni, altitudini, condizioni geo-climatiche e soprattutto suoli differenti, che trasferiscono al Sangiovese caratteristiche distintive. La Vigna del Lago, di fronte alla cantina, si colloca a 270 metri sul livello del mare, poggia su terreni argillosi ed ha un clima più continentale, anche se mitigato dalla presenza del vicino laghetto. Qui il Brunello evidenzia un naso ricco di note balsamiche, piccoli frutti rossi e chinotto. Ha una trama tannica precisa ed una freschezza che lo rendono molto elegante, fine ed equilibrato. Il vigneto di Poggio al Granchio invece ha suoli di origine galestrosa, è ad un’altitudine compresa tra i 400 ed i 450 metri e risente della presenza del Monte Amiata, che determina una forte escursione termica tra il giorno e la notte, favorendo la migliore condizione per la maturazione delle sue uve. Il sangiovese qui rende vini complessi e minerali con note fruttate che si alternano a sensazioni di grafite, fino a note ematiche. I tannini sono fitti, eleganti e succosi. Il finale di pietra focaia definisce l’esatta mineralità, tipica di questo versante di Montalcino. Ed infine la Vigna Spuntali che si colloca sul versante che guarda il mare, ad un’altezza di 300 metri, su suoli di origine marina appunto, caratterizzati per la forte presenza di sabbia e ricchi di fossili di conchiglie.  Il Brunello di questo versante evidenzia l’inconfondibile nota aranciata, tipica delle arenarie, seguita da mora, marasca e frutta candita con un finale pieno di note dolci di vaniglia e cioccolato. I tannini sono vellutati e la struttura è importante. Tre zone, tre Brunelli di grande personalità!’   

Le 100.000 bottiglie di Brunello annue, unite alle 60.000 bottiglie di Rosso di Montalcino, vengono vendute per il 60% all’estero. Il primo mercato, curiosamente, è la Svizzera, seguita da Usa, Svezia, Germania, Canada e Giappone. “Per questo, negli States, abbiamo grande potenziale di sviluppo – spiega Lonardi – stiamo marciando molto bene, con una crescita costante ogni anno. Anche il periodo difficile che stiamo vivendo non ci ha fermato, abbiamo registrato un +4% rispetto al 2019 nel primo semestre. Anche se avremo una leggera flessione nel secondo semestre, con Germania e Italia che risentono un po’ della situazione, ma restiamo più che positivi”.

Il cambio di passo, a Val di Suga, è arrivato una decina di anni fa, su input del Gruppo Angelini che ha deciso di investire in maniera importante nella filiera del vino (mission ribadita quest’anno con l’arrivo di Ettore Nicoletto in qualità di CEO). Nel 2012 è avvenuta una svolta significativa che ha interessato anche Val di Suga. “È cambiata la direzione tecnica – aggiunge Lonardi – abbiamo introdotto questo grande progetto dei versanti di Montalcino, abbiamo realizzato una nuova struttura di vinificazione e risistemato la zona di affinamento in legno, abbandonando la barrique per dirigersi verso botti da 30 e 50 ettolitri. Un altro lavoro importantissimo ha riguardato i vigneti, tramite la rivitalizzazione dei suoli con tecniche di sovescio, concimazioni organiche e un approccio per alcuni aspetti biodinamico. Grande attenzione è stata rivolta poi alla ricerca, attraverso un’indagine per la caratterizzazione geopedologica dei suoli. Dal punto di vista stilistico ci ispiriamo alle aziende storiche, con un Brunello dallo stile classico ma con un carattere contemporaneo. I nostri vini mostrano precisione e pulizia. Sono vini brillanti, freschi e non ossidativi”.

Ma l’impegno nei confronti del lavoro e della valorizzazione di Val di Suga, da parte di Bertani Domains, non è ancora finito. “Abbiamo altri progetti su cui stiamo lavorando – conclude Lonardi – crediamo tantissimo nelle enormi potenzialità di Val di Suga, che merita un programma viticolo ed enologico di altissimo livello”, e Spuntali, cru storico della denominazione, sarà al centro di questo lavoro anche attraverso un importante progetto legato all’ospitalità e alla comunicazione sul territorio delle grandi unicità di Montalcino.