Dall’arte di arrangiarsi nasce un piccolo capolavoro: Il Valentiano, un mondo bio e ricco di bellezza

Quando si ottengono risultati importanti e precisamente in quella fase in cui finalmente si può apprezzare la qualità del prodotto finito, non bisogna mai dimenticarci di quello che c’è dietro. Perché la bellezza è in superficie ma per farla emergere in tutto il suo fascino dirompente c’è bisogno di tanto lavoro e sacrifici. Di sveglie all’alba e di stivali colorati di terra, fango e acqua; di giornate difficili e di problemi da affrontare per raggiungere la meta. Questa è la passione e questo è il valore aggiunto dei contadini, fieri delle loro origini, che non dimenticano come e dove tutto è nato. Persone dalle mille risorse e che alla sera hanno ancora le energie per accendere il pc e pensare alle altre cose da fare. Si fa tutto in famiglia al Valentiano, piccola ma preziosa azienda nel versante sud ovest della collina di Montalcino, dove il lavoro è una nobile arte tramandata di generazione in generazione. Così come la voglia di gettare il cuore oltre l’ostacolo, quella che portò Dino Ciacci – rimasto orfano del babbo Savino morto durante la Grande Guerra e costretto così a diventare capofamiglia in età adolescenziale – a gestire un capitale che all’epoca annoverava soltanto qualche animale.

Dino si trasferì nel 1925 nel podere Mocali, all’epoca di proprietà del Conte di Argiano, e condusse questa preziosa terra con il contratto di mezzadria. La prima svolta importante avvenne nel 1952 con l’acquisto del podere Mocali e il passaggio da mezzadro a coltivatore diretto, una conquista epocale in quel periodo. Anni di duro lavoro e sacrifici, e “quell’arte di arrangiarsi”, concetto che il nipote Fabiano ama ripetere ancora oggi, data dalla vendita di animali, vino, olio e grano. Alla fine degli anni ’60 furono impiantati i primi vigneti di tipo moderno e nel 1967 Dino fu tra i soci fondatori del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino. Il figlio Silvano prese il timone della proprietà negli anni ’70, un decennio non semplice per chi viveva in campagna perché quella non era certo la Montalcino di oggi: il bestiame e la pastorizia erano spesso gli unici “tesori” dei contadini. Ma con gli anni ’80 il vento cambiò, il Brunello esplose e la sua crescita non si è più interrotta. E proprio all’inizio di quel decennio altri vigneti vennero impiantati a Mocali.

Nel 1998 da quei terreni nasce il Valentiano, realtà guidata da Fabiano Ciacci. Il nome dell’azienda deriva da un gioco di parole che unisce i nomi Fabiano e Valentina, la moglie del proprietario. Inizia una nuova storia, Fabiano parte da zero “mi era rimasto solo il primo storico vigneto”, impianta nuovi vigneti, costruisce la cantina. Si rimbocca le maniche e passo dopo passo costruisce un gioiello. Gli ettari complessivi sono 13, di questi 6 destinati a Brunello, non mancano i preziosi olivi (da cui nasce il prelibato olio extravergine di oliva) e una parte di bosco. La produzione media di bottiglie è di 40.000 all’anno, l’export assorbe il 75-80% della produzione con gli Stati Uniti che sono il primo Paese di riferimento.

“Siamo un’azienda biologica certificata dal 2014 – spiega Fabiano Ciacci – ma in realtà ho sempre intrapreso questa strada. Il Valentiano è a gestione familiare, ci diamo tutti una mano. Il lavoro da fare non manca mai, io sono sempre tra la vigna e la cantina. Progetti per il futuro? Sicuramente ampliare la cantina, mi piacerebbe poi fare un bianco ispirato ai vini della Mosella, una via di mezzo tra un vino tradizionale e un passito”. La biodiversità qui è un valore e una risorsa assoluta. Fabiano ha anche una sorta di “fattoria speciale” popolata di animali da compagnia: cani, gatti, galline, maialini vietnamiti, pappagalli e altro ancora. Anche questo è amore per il territorio e la natura.