“Il Brunello di Montalcino 2016 e il Brunello di Montalcino Riserva 2015 sono vini che vantano una doppia vittoria, con gli eleganti 2016 e gli sfavillanti 2015 che esprimono il meglio della denominazione”. A poche settimane dall’uscita dei nuovi vini, che debutteranno sul mercato a gennaio 2021, Monica Larner ribadisce il clamore, l’enfasi e le aspettative dietro due annate da sogno. “Il Brunello 2016 e il Brunello Riserva 2015 – scrive una delle firme più autorevoli di The Wine Advocate, prestigiosa rivista del vino mondiale fondata da Robert Parker – sono pronti per il successo a lungo termine e saranno certamente ricordati come importanti fiori all’occhiello di una lunga cronologia di annate. Questi sono vini che segneranno una svolta nel futuro di molte tenute e della denominazione nel suo complesso”.
Monica Larner ha scelto per il Brunello la parola bellwether (dall’inglese bell – campana, e wether – montone castrato), che deriva dalla pratica di mettere un campanaccio al collo di un ariete per seguire gli spostamenti di un gregge. In senso più ampio, il termine significa indicatore o profeta di tendenze future. “Sono vari i motivi per cui ho scelto questo termine per descrivere le nuove annate – spiega – e uno di questi è che si tratta di vini che probabilmente rimarranno a lungo sul mercato, dandoci più tempo per gustarli. Questo è un gregge che pascolerà per molto tempo. Il “Brunello Bellwether” – continua la critica enoica – lascia intendere che la denominazione sta sperimentando un cambiamento positivo. Come quella del 2010, un’annata tanto attesa quanto quella del 2016 ci offre l’occasione di soffermarci a riflettere sui traguardi raggiunti da una regione vinicola in crescita. Negli ultimi sei anni si è assistito a un passaggio significativo verso i vini monovigneto e cosiddetti “Selezione”, il che sta a indicare un importante cambiamento di prospettiva e chiarisce il modo in cui i montalcinesi si considerano: non una regione vinicola monolitica ma un insieme fluido e complesso di varie parti in movimento. Questa consapevolezza di sé è la chiave del futuro successo di Montalcino in un mercato sempre più competitivo”.
Venendo agli assaggi, Monica Larner afferma di preferire “la purezza classica e la linearità dell’annata 2016, leggermente più fresca, ai vini più esuberanti e di consistenza più generosa della più calda annata 2015. Considero i vini del 2016 di lunga durata e con potenziale di invecchiamento grazie alla loro acidità equilibrata e a una struttura tannica più pronunciata”. Brunello 2016 che la Larner mette sulle stesso livello del Brunello 2010, altra annata iconica che ha suscitato un entusiasmo simile. “I vini del 2010 sono definiti dalla piena purezza del frutto, i 2016 si esprimono più ampiamente in termini di linearità, complessità e profondità. Le due annate sono fatte per essere custodite sotto chiave nella vostra cantina”.
“Le Riserve 2015 – continua la firma di The Wine Advocate – hanno beneficiato di un anno in più di invecchiamento (in legno, vetro o entrambi) prima dell’immissione in commercio e hanno avuto tutto il tempo per integrarsi e trovare il loro equilibrio. Sono vini aperti, accessibili e articolati non appena si versano dalla bottiglia. Nel complesso, mostrano un’irresistibile morbidezza, aromi concentrati e una morbida ricchezza strutturale. Offrono un fruttato molto attraente, con audaci sentori di ciliegia e mora, e sarebbe un peccato perderlo. In molti casi, sceglierei di bere una bottiglia di Brunello di Montalcino Riserva 2015 prima di stappare una delle bottiglie più volubili di Brunello di Montalcino 2016”.
Tra i vini di spicco che hanno ottenuto un punteggio alto (tra 97+ a 100 punti) Monica Larner cita, in ordine alfabetico: il Brunello di Montalcino Riserva 2015 di Canalicchio di Sopra, il Brunello di Montalcino Cerretalto 2015 di Casanova di Neri, il Brunello di Montalcino Pianrosso 2016 di Ciacci Piccolomini d’Aragona, il Brunello di Montalcino Riserva 2015 di Fuligni, il Brunello di Montalcino 2016 di Gianni Brunelli – Le Chiuse di Sotto, il Brunello di Montalcino 2016 di Giodo, il Brunello di Montalcino Madonna delle Grazie 2016 de Il Marroneto, il Brunello di Montalcino 2016 de Le Chiuse, il Brunello di Montalcino 2016 di Uccelliera.
Ad attirare l’attenzione della critica americana sono stati il nuovo vino in magnum della prestigiosa Vigna Montorsoli di Valdicava e gli eccellenti vini monovigneto come il Vigneto Manachiara di Tenute Silvio Nardi, il Vallocchio di Fanti, il Riserva Duelecci Ovest di Tenuta di Sesta, l’intramontabile Vigna del Fiore di Fattoria dei Barbi, il Petroso de Le Ragnaie, il Teatro di Salicutti, il Vignavecchia di San Polo, il soleggiato Vigna Loreto di Mastrojanni e il Piero di Talenti. “Se si sta cercando un Brunello classico, lineare e bello, segnalerei La Fiorita, La Torre, Le Potazzine, Poggio Antico e La Poderina. Benché non sia un Brunello, mi ha molto stuzzicato il Sangiovese Brunò fermentato in anfora di Fabio Tassi. In città stanno spuntando un po’ di anfore. So che Marilisa Allegrini, che già utilizza orci di terracotta nella sua tenuta di Bolgheri, ha iniziato a sperimentare con le anfore presso la tenuta San Polo di Montalcino”.
Tra i 163 campioni selezionati la grande quantità di vini ha ricevuto un punteggio tra 94 e 96. “Se questo è un aspetto frustrante per un wine writer come me – scrive la Larner – che tenta di spaziare tra un ventaglio più ampio di punteggi, lo è ancora di più per il consumatore che si trova di fronte a una vastissima scelta di Brunello presso l’enoteca locale. Non esagero quando affermo che ci sono troppi vini eccellenti tra cui scegliere. Ma è bello avere questo tipo di problema”.
La degustazione della critica enoica si è completata a metà novembre in California. Ad inizio 2021 seguirà un secondo giro di assaggi in cui “ci sarà un ampliamento di questa prima relazione. La seconda degustazione mi darà modo di degustare i vini dei produttori che hanno preferito aspettare. Non vedo l’ora di rimettermi nuovamente in cammino quando potremo tornare a viaggiare”.

