Seguiva sportivi professionisti, adesso produce Brunello: la storia di Aisna di Alessandro Rossi

Piccola realtà nel panorama vitivinicolo di Montalcino, l’azienda Aisna nasce nel 1998 ed è opera di Alessandro Rossi, psicologo del lavoro e dello sport “convertito” al nettare di Bacco. Il primo contatto col mondo enoico arriva un paio di anni prima, quando suo padre Sergio, proprietario di un’altra griffe di Brunello (e gestore, a suo tempo, di Altesino e Caparzo), lo chiama a Montalcino. “Ebbe dei problemi di salute, l’unica impiegata andò in maternità e mi chiese se potessi condurre momentaneamente l’azienda. Avevo appena terminato l’Università, mi trasferii da Milano a Montalcino e nel frattempo fu data ai giovani imprenditori la possibilità di piantare nuovi ettari di Brunello. Ne misi poco più di 5, e per diverso tempo ho venduto le uve all’azienda di mio padre. Dal 2011, quando è venuto a mancare, ho deciso di cominciare a vinificare, in parte, per conto mio, sotto la supervisione di Maurizio Castelli”.

La prima annata è stata la 2012, appena 5.000 bottiglie di Brunello. Da quest’anno invece usciranno due etichette (4.000 ciascuna): il Brunello Aisna, solo nelle annate importanti, e il Brunello Camponovo, un prodotto più facilmente bevibile, pronto per esser consumato subito. L’Italia vale la metà del mercato, l’altra fetta è coperta principalmente da Usa e sud-est asiatico (in prevalenza Taiwan e Hong Kong).

Per una decina di anni, prima di dedicarsi totalmente alla vite, Alessandro Rossi ha svolto il doppio ruolo di viticoltore e psicologo del lavoro e dello sport. “Ho supportato atleti professionisti nel golf, nella pallacanestro e nel calcio, cominciando nel settore giovanile del Milan, dove ero assistente del dottor De Michelis. Sia in ambito aziendale che sportivo, l’obiettivo non è tanto di curare quanto quello di migliorare le prestazioni o le competenze, attraverso la formazione, modelli di coaching e tecniche specifiche per stabilizzare gli stati interni. Sono stato anche per società di consulenza e aziende multinazionali. Se questo background può tornar utile nel mondo del vino? Tutte le competenze che uno acquisisce sono trasversali. Le capacità di relazionarsi e di entrare in empatia con le persone sono fondamentali sia da un punto di vista commerciale che produttivo”.

L’azienda di Rossi è una realtà relativamente giovane, ma ha scelto di affidarsi ad un appellativo molto antico. “Sono stati gli etruschi – spiega Rossi – ad introdurre la viticoltura in Toscana e in Italia, ed è a loro che è dedicato il nome, Aisna, che in etrusco significa ‘divino’. Nel nostro stemma invece è raffigurato il dio Fuflun con una coppa di vino in mano, mentre Artames, dea dei cicli della natura e della fertilità, gli porge un grappolo d’uva. Ho voluto riprendere le radici etrusche perché sono quelle del nostro territorio”.

Alessandro trascorre la settimana a Montalcino e nel weekend si reca a Roma, dove vivono la moglie Maria Letizia e i figli Andrea, 15 anni, e Arianna, 13. Chissà se un giorno anche loro seguiranno le orme del padre. “Come tutti i ragazzi sono altalenanti, in alcuni momenti vogliono fare il sommelier o gestire l’azienda, in altri si spingono verso altre cose. Noi gli offriamo l’opportunità, senza forzare la mano. Vedranno loro poi quale strada prendere. Di certo posso dire che è un onore poter vivere qui. Chi non frequenta Montalcino mi dice sempre quanto sono fortunato. C’è una bella situazione di pace e tranquillità, è un posto magico e meraviglioso. E forse uno che viene da fuori, non essendoci abituato, lo può apprezzare ancora di più”.