La volontà di emergere, di costruirsi da solo la strada, di affermarsi con un proprio stile nello splendente e variegato panorama del Brunello. C’è tutto questo nella storia di Simone Nannetti, nato e cresciuto nel mondo della viticoltura. Aveva appena 6 anni quando la famiglia comprò un piccolo podere, che oggi dà origine al cru dell’azienda, il Brunello di Montalcino Colombaio. E ne aveva 14 quando iniziò la sua l’esperienza agricola in vigna, imparando a conoscere le viti, il loro ciclo vegetativo, le loro esigenze e peculiarità. Per 18 anni ha fatto il fattore di una storica azienda di Montalcino, mentre suo padre Valter lavorava per un’altra importante griffe di Brunello. Ma quando poteva, la famiglia Nannetti si dedicava a quel mezzo ettaro del Colombaio. “Quei momenti mi entusiasmavano – ricorda Simone Nannetti – il mito del Brunello stava crescendo e desideravo tanto fare un nostro vino. Ricordo le prime 1.000 bottiglie di Rosso di Montalcino nel 1998 e le 266 bottiglie di Brunello due anni dopo. Della vendita me ne occupavo personalmente, saltavo in macchina e giravo i ristoranti. A un certo punto la realtà divenne troppo pesante per essere un gioco e troppo piccola per trasformarsi in lavoro. Mio babbo frenava, voleva salvaguardarmi e diceva che non avevamo tempo. Ma io ho sempre avuto uno spirito imprenditoriale. Così, quando nel 2005 un signore mi propose di prendere in affitto un vigneto, preso dalla contentezza lo riferii a mio padre. Si arrabbiò, disse che non ne voleva sapere, che sarebbe stato un fallimento. Allora reagii e risposi: me ne occupo da solo, ci metto i miei soldi, e tra 10 anni prenderò in mano tutta l’azienda”.
Fu così che nacque Cava d’Onice. “Il nome è un omaggio alla cava lì vicino, di origini etrusche, che negli anni della guerra diede da mangiare a tante persone”, spiega Nannetti. La prima annata di Brunello Cava d’Onice fu la 2005, 2.000 bottiglie con il logo che contiene la N e la L, iniziali dei cognomi di Simone e della moglie Lucia Lopez, dominicana ma ormai montalcinese a tutti gli effetti. Oggi Cava d’Onice riunisce circa 11 ettari tra bosco, olivi e 5 ettari vitati, dei quali 2 a Brunello, sparsi sui quattro versanti di Montalcino, a diverse altitudini. 20-25.000 le bottiglie annue prodotte (10-15.000 di Brunello), esportate al 65% in Usa, Canada, Europa e in misura minore in Brasile, Cina, Taiwan. Il resto è riservato ai ristoranti e alle enoteche italiane, Toscana in primis.
Nel 2015, esattamente dieci anni dopo, Simone Nannetti ha vinto la sua scommessa, prendendo in mano l’azienda che gestisce col prezioso supporto della famiglia, dal babbo Valter alla mamma Eugenia, fino alla moglie Lucia e i due figli: Lorenzo, quasi maggiorenne, e Micol, 11 anni. “Partecipano con entusiasmo alle attività dell’azienda.Ho sempre detto loro di fare quello che vogliono. Se poi decideranno di continuare qui mi farà certamente piacere”.
A 43 anni, Simone è consapevole di ciò che ha raggiunto ma è fortemente intenzionato ad andare avanti, per rendere ancor più bello quello che definisce un sogno. “Nonostante la giovane età e le piccole dimensioni aziendali ne abbiamo fatta di strada, raggiungendo bei successi e facendosi conoscere anche oltreoceano. Adesso vorrei essere riconosciuto non solo per la produzione del Brunello, ma per la produzione del Brunello Cava d’Onice, con un proprio stile, che si possa ben distinguere. Per questo sono costantemente alla ricerca del pelo nell’uovo, nel tentativo di apporre sempre un miglioramento, di alzare l’asticella. In un territorio che è semplicemente meraviglioso”.


