Prossima fermata, Abbadia Ardenga. Situata nella zona di Torrenieri, lungo la via Francigena, la cantina lascia tracce di storia in ogni sua stanza, vuoi perché insiste all’interno di una vecchia stazione postale, meta di transito nell’800 degli scambi di merci fra le città etrusche di Chiusi, Roselle, Arezzo e Volterra ma soprattutto perché la proprietà un tempo apparteneva alla famiglia dei Piccolomini tra i cui componenti ci fu anche Papa Pio II. La famiglia Ciacci gestisce questa azienda che conta circa 900 ettari, oltre la metà nel Comune di Montalcino, di cui 10 vitati (4,5 a Brunello di Montalcino). “Babbo Mario – spiega Paolo Ciacci che è anche un cantante di una rock band – è stato uno dei soci fondatori del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino di cui ha ricoperto per molti anni la carica di direttore. Ha lavorato insieme ad altri per il bene della denominazione con battaglie storiche come quella per il riconoscimento della Docg”. Fu un evento storico per Montalcino.

Tra le particolarità di Abbadia Ardenga, molto apprezzata dai visitatori, c’è la cantina-museo di proprietà della Società di Esecutori di Pie Disposizioni di Siena che oltre ad una sorta di caveau dove riposano rarissime bottiglie di vino (la più antica è del 1955) e in particolare di Brunello di Montalcino, si scorgono i resti della fortificazione feudale e quelli della “Fermata-Osteria” al servizio della strada Romana-Francigena. Da non perdere gli oltre 1.200 attrezzi risalenti all’epoca contadina, testimonianza di come il legame tra Montalcino e la sua terra sia di lunghissima data.

“Produciamo circa 40.000 bottiglie tra Brunello, Rosso di Montalcino ed Igt, abbiamo anche gli oliveti da cui ricaviamo circa 1.500 bottiglie di olio extravergine di oliva. Siamo tra i pochissimi a Montalcino che vendiamo il Vin Santo ce ne sono soltanto cinque di aziende a realizzarlo. L’export tocca 25 Paesi, riceviamo molte visite e questo ci fa davvero piacere”. Due i Brunello di Montalcino prodotti (ma c’è anche la Riserva nelle annate migliori) il “cru” è il Brunello di Montalcino “Vigna Piaggia” realizzato con le uve del vigneto più antico che ha circa 40 anni.

Quando parliamo di biodiversità, l’immenso tesoro di Montalcino, Abbadia Ardenga è uno degli esempi più virtuosi visto che ben 350 ettari sono dedicati a grano, orzo, girasole e avena. La filosofia aziendale si basa su attenzione, qualità e rispetto per la storia. “Lavoriamo tradizionalmente – sottolinea Paolo Ciacci – con botti grandi, fermentazioni naturali. Fermentiamo nella prima fase senza solforosa così otteniamo più frutta. I concimi chimici sono a zero, non siamo biologici ma ci stiamo attivando per il cambiamento. Abbiamo recentemente impiantato un altro vigneto allevato con la biodinamica tra Torrenieri e Montalcino che sarà in produzione tra circa un anno. Cerchiamo, lo faremo sempre di più, di fare un prodotto sempre più sostenibile, buono e rispettoso per l’ecosistema”.



