Un universo piccolo ma che sprigiona energia e vitalità, una storia di passione e di crescita che prosegue con oculatezza raccogliendo tutte quelle meritate soddisfazioni che sono frutto di impegno, lavoro e sacrifici. In un mondo come quello del vino, competitivo e sempre in evoluzione, fare le scelte giuste è il primo requisito per affermarsi e trovare lo spazio necessario. La Colombina è un ottimo esempio di programmazione, idee e tenacia. La famiglia Caselli ha una lunga tradizione legata alla lavorazione della terra, un amore che si è concretizzato definitivamente con l’arrivo a Castelnuovo dell’Abate. Se all’inizio il business era legato all’olivicoltura, come molte aziende agricole di Montalcino, furono le circostanze a far cambiare il raggio d’azione. E pensare che quando il rigido inverno del 1956 portò quella “gelata” storica che mise in ginocchio le coltivazioni, Umberto Caselli decise di fare il ferroviere ma di certo a non abbandonare la terra. Perché nella vita non bisogna mai arrendersi. Nel 1984 si decise di puntare sulla viticoltura e da quel momento è iniziata una nuova avventura che si è evoluta anno dopo anno.

La Colombina nasce di fatto come azienda nel 1997 per valorizzare la proprietà posseduta dalla famiglia in varie zone di Castelnuovo dell’Abate, ognuna con le sue caratteristiche precise. Forti di una lunga esperienza sul campo i Pecciarini e i Caselli hanno lavorato duramente per rendere al meglio questa nuova attività. Serviva investire e loro lo hanno fatto, ad iniziare dalla costruzione della nuova cantina nel 2006, una struttura moderna che è anche un elogio alla tradizione dei materiali della zona e ad un contesto ambientale di pregio. Già, qui ci troviamo davanti alla meravigliosa Abbazia di Sant’Antimo e la cantina brilla nel centro storico del delizioso borgo di Castelnuovo dell’Abate.

Il primo Brunello di Montalcino è del 1997, fu prodotto in sole 4.000 bottiglie mentre adesso si viaggia a cinque cifre, un fatto che dimostra la crescita de La Colombina. “All’inizio – ricorda Fabrizio Pecciarini – non c’era poi così bisogno di stare dietro all’azienda, grazie a pochi ma validi importatori riuscivamo a piazzare subito il vino. Adesso la parte commerciale la curo io, viaggio per il mondo e seguo la cantina insieme al babbo Alamiro che pensa anche alla movimentazione della terra. E poi, ovviamente, c’è mamma Anna Maria, la proprietaria”. La Colombina detiene circa 5 ettari complessivi di terra, la maggior parte destinata a vigneto, presto ne sarà impiantato un altro, anche se non mancano gli olivi (da dove la storia ha avuto inizio…) e il bosco. La produzione si attesta intorno alle 40.000 bottiglie, oltre al Brunello di Montalcino e al Rosso vengono prodotti due Igt, il Palpito e il San Martino che è stato il primo vino realizzato.

Il nome La Colombina è un omaggio alla nonna della proprietaria, la signora Colomba moglie di Martino a cui è stato dedicato l’Igt. L’export si prende quasi la totalità della produzione, il Nord America è lo sbocco principale ma anche l’Asia ha la sua quota rilevante. “Progetti per il futuro? Vorrei costruire una bella sala degustazioni sfruttando la vista unica che abbiamo su Sant’Antimo – conclude Pecciarelli – crediamo molto nell’accoglienza e ci punteremo sempre di più”. Un passo per volta ma sempre con il piede giusto.

