Nato in Transilvania, Ferenc Máté, affermato scrittore e autore di best-seller internazionali, scappò in Canada all’età di 11 anni, quando la rivoluzione ungherese fu schiacciata dai carri armati sovietici. Conobbe la futura moglie, la pittrice canadese Candace, e per molti anni viaggiarono intorno al mondo in barca a vela (i primi successi letterari arrivarono proprio scrivendo di vela). La loro vita è trascorsa tra California, Parigi, Roma, Bahamas e New York, a Manhattan. Poi, nel 1990, si innamorarono della Toscana. Per tre anni trascorsero l’estate a Montepulciano e nel 1993 acquisirono a Montalcino il vecchio convento della chiesa di Santa Restituta, oggi trasformato nella casa in cui abitano Ferenc, Candace e il figlio Peter. Oltre al convento c’erano 20 ettari di bosco e dei terreni incolti. Di vigneti, neanche l’ombra.
Venuti a Montalcino per scelta di vita, e non certo per diventare vignaioli, Ferenc e Candace si resero conto di trovarsi in una delle zone più famose al mondo per la produzione di vino. Piantarono così 7 ettari di vigneto (3,6 a Brunello) e nei primi anni viaggiarono nei territori enoici più vocati, dalla Francia al Piemonte, per accumulare esperienza. Oggi Máté, così si chiama la loro azienda, a conduzione biologica, produce 25.000 bottiglie annue (15.000 di Brunello) ed esporta in gran parte nel Nord America (gli Usa rappresentano l’85% delle vendite). “Ferenc si occupa del vigneto – racconta Jessica Acciaroli, che cura il lato commerciale e le degustazioni – mentre a gestire la cantina sono Peter e Candace, che ha messo la firma, con alcune delle sue opere d’arte, nelle etichette dei vini”.
“Una caratteristica dei vigneti – continua Acciaroli – è la differente altitudine, che va dai 300 ai 420 metri. E poi c’è la presenza di tre varietà internazionali, il Sirah, il Merlot e il Cabernet Sauvignon, che vinifichiamo in purezza. Inoltre, attraverso l’alta densità dell’impianto, riduciamo molto le rese. Facciamo la metà del vino che si potrebbe produrre, nel segno della qualità e con grande attenzione alla ricerca”.
Tre dei 16 libri scritti da Ferenc Máté, tradotti in 14 lingue, raccontano l’avventurosa storia della famiglia che da New York si è trasferita in Toscana. A Vineyard in Tuscany (2007), best-seller internazionale inserito tra i “Notable Book” del New York Times, descrive l’acquisto di Máté, i restauri del convento e l’approccio alla viticoltura e termina con la prima vendemmia. “Tutti i suoi libri – sottolinea Jessica Acciaroli – si basano su alcuni principi, come il vivere con calma a contatto con la natura e mangiare quello che coltivi. Ferenc nelle pubblicazioni spiega la loro scelta di vita. Dopo tanti anni nella rumorosa Manhattan si sono creati una piccola oasi di tranquillità. E la cosa bella è che tante persone che hanno letto il suo libro hanno fatto la stessa scelta. Così, nel tempo, la nostra azienda è diventata una sorta di wine club. I clienti sono abitudinari, affezionati, abbiamo con loro rapporti quasi familiari”. Sfruttando il lockdown Ferenc si è tuffato in un nuovo libro, sempre ambientato in loco, sugli Etruschi. Già, perché la terra del Brunello vanta un reperto unico nell’etruscologia, la fortezza di Poggio Civitella. Vino, storia, cultura, gastronomia, natura incontaminata: a Montalcino c’è tutto, e Ferenc Máté e la sua famiglia se ne sono accorti subito.


