Dalla preistoria al Brunello di Montalcino: la storia di Poggio degli Ulivi, esempio felice di imprenditoria femminile

La tenuta Poggio degli Ulivi nasce in un lembo di terra che guarda verso il fiume Orcia, nel tratto di strada tra Sant’Angelo in Colle e Castelnuovo dell’Abate. Un territorio che vanta insediamenti antichissimi, dalla preistoria al periodo etrusco e romano, di cui sono prova i residui fittili e le strutture di fondazione, presenti nell’uliveto della Pieve e di una villa romana tra le più grandi e ricche della Val d’Orcia, tanto che il Ministero per i Beni Archeologici della Toscana ha dichiarato la zona di “interesse particolarmente importante”. Questi terreni, che fino agli anni Cinquanta erano di proprietà di Tenuta di Sesta, dopo una prima divisione ereditaria passarono a Elisa Ciacci Bellocci, che scelse il nome “Poggio degli Ulivi” in onore delle piante ultracentenarie presenti nel territorio. Il suo Brunello divenne, nel tempo, un prodotto apprezzato e premiato sia in Italia sia all’estero, fini ad essere sorseggiato da sua santità papa Giovanni Paolo II durante la visita pastorale a Siena nel 1996.

L’azienda è poi passata, alla fine degli anni novanta, alle figlie Grazia e Nicla, che, recentemente, hanno optato per una nuova divisione: a Grazia l’attuale Pian delle Ginestre, a Nicla (già professoressa di diritto romano all’Università di Siena) Poggio degli Ulivi, gestita dalle figlie Lucia ed Elena. “L’azienda è sempre stata in mano a delle donne – racconta Lucia Secchi Tarugi – e di questa cosa, di questa imprenditoria femminile, mia nonna andava sempre fiera. Diceva che se una donna riesce a farsi rispettare in campagna ha delle grandi capacità”.

Il primo Brunello è datato 1975. Elisa Ciacci imbottigliava anche il Moscadello e l’Aleatico, “un vino rosso dolce tipico dell’Elba – continua Lucia – ma c’era una varietà anche a Montalcino, e qualche pianta l’abbiamo ancora. Da quando l’azienda è passata a mia madre e a mia zia ci siamo dedicate soltanto al Brunello, non abbiamo più neanche il Rosso di Montalcino. L’ultima annata del Brunello Poggio degli Ulivi è la 2010; un anno dopo, con la scomparsa del mio babbo, è iniziata la divisione dell’azienda durata tre anni e l’imbottigliamento è stato interrotto, anche perché c’era da rinnovare la cantina. Abbiamo ricominciato adesso. A fine 2020 usciranno l’annata 2015 e la Riserva 2013”.

Sono sei gli ettari vitati di Poggio degli Ulivi, che si estende su un’area di circa 90 ettari tra bosco, seminativo, pascolo e ulivo. “Abbiamo più di 2.000 piante d’ulivo – spiega Lucia – alcune sono secolari risalenti alla fine dell’Ottocento. Nel momento in cui la Tenuta di Sesta venne divisa tra mia nonna e suo fratello Giuseppe Ciacci, lei non ebbe dubbi a sceglierne il nome”.

Lucia Secchi Tarugi, avvocato, si occupa della parte agronomica e contrattualistica. La vinificazione è affidata al marito Mario Valgimigli, professionista e gourmet. Alla sorella Elena, insegnante, spetta la gestione della parte burocratica, mentre il cognato Paolo Ancilli, funzionario Mps, gestisce il lato amministrativo. “Per mia nonna – conclude Lucia – l’azienda era l’attività principale, per i miei genitori era una passione. Per noi è un gioiello da tramandare alle future generazioni. E lo vorremmo fare in un certo modo, facendo sempre più attenzione alla qualità. Nel pieno rispetto delle radici e della tradizione”.