Ventolaio, la cantina di Brunello dove soffia forte il vento di Montalcino

È il vento, che con il suo soffio potente ricorda il passato valoroso e le gesta eroiche dell’ultimo baluardo della gloriosa Repubblica Senese, a rappresentare nel modo forse più “artistico” e insospettabile Montalcino, secondo il critico d’arte Vittorio Sgarbi nel suo libro “Dell’Italia. Uomini e luoghi”. Ed è il vento a denominare una delle cantine di Brunello, Ventolaio, situata lungo la strada che porta all’Abbazia di Sant’Antimo, a 500 metri di altezza, in uno dei punti più suggestivi, il Poggio d’Arna, collina ricca di boschi secolari. “L’altitudine dei vigneti per noi è un gran beneficio, sia per un minor pericolo di malattie che per il cambiamento climatico. Le annate calde non ci spaventano”, spiega Maria Assunta Perugini, alla guida di Ventolaio assieme al marito Luigi Fanti e ai figli Baldassarre e Manuele, che terminati gli studi hanno scelto di portare avanti con impegno e dedizione la tradizione di famiglia.

Nel 1988 Luigi Fanti ereditò dal padre l’azienda, 90 ettari di terreno. Poco dopo iniziarono i lavori di restauro del casolare e nel 1990 venne impiantato il primo ettaro di vigneto. “Oggi gli ettari sono circa 15 – sottolinea Maria Assunta – di cui 8 a Brunello, 2 a Rosso di Montalcino e il rimanente a Igt Toscana e Sant’Antimo”. A fare da cornice ci sono 1.700 piante di olivo dalle quali viene prodotto l’olio extra vergine di oliva.

La prima annata di Brunello, la 2001, è uscita nel 2006: appena 3.300 bottiglie. Adesso siamo sulle 37.000 sommando le due etichette, il Brunello Ventolaio e il Brunello Colle del Fante, prodotto con uve provenienti dai vigneti più giovani (dell’annata 2017 usciranno anche 4.000 bottiglie di un Brunello Selezione). Una distinzione presente anche nel Rosso di Montalcino (17.000 bottiglie in totale), a cui si aggiungono l’Igt (10.000 bottiglie) e la grappa di Brunello. L’ultima vendemmia è stata la prima con la certificazione biologica dopo tre anni di conversione. “Ci abbiamo sempre creduto – commenta Maria Assunta – la burocrazia aveva rallentato il percorso, lo abbiamo ripreso con l’aiuto dei nostri figli una volta terminati gli studi. Una spinta al bio l’ha data anche l’enologo Maurizio Castelli, che collabora con noi dal 2015”.

L’export di Ventolaio pesa per il 70%. “Esportiamo in Usa, Canada, Brasile, Svezia, Giappone. Giappone e Brasile stanno ripartendo, abbiamo già spedito del vino. Gli Usa sono fermi, con la Svezia non abbiamo mai smesso di lavorare. Devo dire che la vendita di Brunello sta andando bene, abbiamo sofferto un po’ di più invece col Rosso di Montalcino che comunque negli ultimi anni aveva fatto registrare un trend positivo”. 

Tra i progetti futuri di Ventolaio ci sono il completamento dei lavori nella cantina di vinificazione, la riapertura dell’agriturismo (due appartamenti a disposizione dei turisti, in particolare tedeschi, canadesi e italiani) e l’allargamento dei vigneti. “Ogni anno ci espandiamo di un ettaro-un ettaro e mezzo a Igt Toscana – conclude Maria Assunta Perugini – ma credo che fra un paio di anni ci fermeremo. Spazio ce n’è, ma inizierebbe a mancare la forza lavoro e preferiamo mantenere una gestione familiare”.