La bellezza, la storia e la modernità: Canalicchio di Sopra dove il Brunello nasce dall’amore per il territorio

La bellezza è un marchio di fabbrica, c’è differenza tra cercarla e crearla. Per un’azienda la bellezza è anche una filosofia di vita, un dovere da tutelare, un quadro dove convivono natura, paesaggio, tradizioni e qualità delle produzioni. Canalicchio di Sopra – una delle griffe più prestigiose del Brunello di Montalcino – lo sa bene e, non a caso, è riuscita a trovare un magnifico equilibrio tra storia e modernità, tra quel background unico che ha dato vita al successo del Brunello nel mondo e la visione contemporanea delle nuove generazioni che stanno accompagnando il “re del Sangiovese” ad affrontare e superare con successo le nuove sfide globali. Quello che non è cambiato e che rimane imprescindibile, ieri come oggi, è il rispetto per il territorio, per le sue biodiversità e per i tesori che la natura ci ha donato. Canalicchio di Sopra è un gioiello delimitato da circa 60 ettari di terreno nel versante nord est della collina di Montalcino, poco più di 19 di questi sono coltivati a vigneto per una produzione di circa 80.000 bottiglie. Canalicchio di Sopra fa parte della storia del Brunello, l’azienda è stata fondata nel 1962 da Primo Pacenti, figura importantissima per lo sviluppo del vino a Montalcino. Pacenti fu vicepresidente del Consorzio e affiancò il presidente Enzo Tiezzi nella sfida, poi vinta, che ha portato il Brunello ad essere la prima Docg d’Italia. Un uomo coraggioso e intraprendente che nel 1987 fu affiancato in azienda dal genero Pier Luigi Ripaccioli che portò un ulteriore incremento di qualità e di lavoro certosino in vigna. La prima bottiglia di Brunello di Montalcino “Canalicchio di Sopra” viene prodotta nel 1966 (quest’anno nel Brunello 2015 un “bollino” celebra la vendemmia n.50) mentre nel 1967 Canalicchio di Sopra è uno dei 12 marchi fondatori del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino. Il dna vincente e l’amore per il lavoro e il territorio è stato portato avanti dalla terza generazione alla guida dell’azienda, con i nipoti Francesco, Marco e Simonetta che dal 2001 sono al timone di una delle realtà più apprezzate a livello internazionale dimostrando che la “nouvelle vague” ha idee chiare ed ambizioni. “Marco si occupa della campagna – spiega Francesco Ripaccioli – e della ricerca costante della qualità, insieme pensiamo alla cantina e io curo anche la parte commerciale. Simonetta, invece, gestisce il Borgo Canalicchio di Sopra, relais che abbiamo aperto nel 2011”.

Nell’azienda si coltiva un solo vitigno, ovviamente il Sangiovese, con i vigneti che si estendono all’interno dei cru “Canalicchio” e “Montosoli”, “terreni diversi, esposizioni diverse, un microclima diverso che rende ogni vigneto unico”. Non a caso da tempo è partito un progetto che va ad identificare il vigneto con un vino specifico (uno per la zona di Montosoli e uno per quello di Canalicchio e che vanno ad aggiungersi al Brunello di Montalcino classico) e da cui è nato il primo Brunello di Montalcino “La Casaccia” 2015. Grande attenzione è dedicata comunque anche al Rosso di Montalcino che copre più della metà della produzione e che è un vino importante. “Ci puntiamo molto sul Rosso, è il nostro primo biglietto da visita”, sottolinea Francesco Ripaccioli che spiega come l’export abbia toccato quota 85%. “Il 30-35% è destinato agli Usa, tra l’altro abbiamo festeggiato 40 anni di collaborazione con Vinifera Import, una partnership che ha contribuito al successo negli States. L’altro 50% è suddiviso in 24 mercati con Giappone, Canada e Brasile che pesano quasi il 5% ciascuno. Quello che noto è una forte crescita del mercato inglese che sta raggiungendo quelli che sono considerati i paesi storici di riferimento”.

Nei circa 60 ettari di terreno complessivi, 2,5 sono dedicati agli olivi da cui si ricava una piccola produzione di olio extravergine d’oliva destinata alla vendita diretta. “Vogliamo mantenere la nostra identità di azienda agricola – continua Francesco Ripaccioli – dando attenzione alla sostenibilità e alla biodiversità, non a caso contiamo anche degli ettari di bosco. La nostra biodiversità rispetta quella di Montalcino, se volessimo pensare esclusivamente al business punteremmo solo sul vino ma preferiamo fare in modo diverso. Il nostro approccio vuole essere il più sostenibile possibile e questo concetto ha interessato anche la costruzione, nel 2018, della nuova cantina interrata che è attaccata alla vecchia dove è rimasto lo stoccaggio”. E per il futuro, qual è la visione di Canalicchio di Sopra? “Sono ottimista di natura e rimaniamo tranquilli e fiduciosi nonostante tutto. Lavoriamo con una mentalità a lungo termine, questa tipologia di vini può consentire ad una azienda di aspettare un po’. Comunque siamo partiti molto bene nei primi tre mesi dell’anno, la cantina è a posto e stiamo lavorando come prima. Un problema del mercato rimane la ristorazione italiana, c’è anche da capire quanti vini dall’importatore finiscono poi al cliente. Ma devo dire che le richieste e gli ordini si vedono. In ogni caso adesso è il momento di restare uniti e di fare squadra”. Solo così resteremo imbattibili.