Una partita a carte può cambiarti la vita. La storia dell’azienda La Fortuna è tutta scritta nel suo nome. Nel 1907 due famiglie di mezzadri hanno la possibilità di comprare il terreno per cui lavorano. Non trovano un accordo e allora decidono di giocarsi l’opzione d’acquisto a briscola. A vincere è Angiolino Zannoni, che non ha dubbi sul come intitolare la tenuta: La Fortuna, appunto, in omaggio alla dea bendata che gli ha concesso una grande opportunità. “È tutto vero, abbiamo trovato dei testi scritti a provarlo”, assicura Angelo Zannoni, bisnipote di Angiolino e adesso al comando dell’azienda insieme alla sorella Romina, alla moglie Simona e ai genitori Gioberto e Felicetta. Della famiglia perdente, emigrata in Emilia Romagna, si sono perse le tracce. Della famiglia Zannoni invece possiamo raccontare la storia per filo e per segno.
Una storia che comincia appunto nel 1907, con l’arrivo nell’attuale podere di Angiolino Zannoni, il “giocatore di carte”, e che per alcuni decenni ha a che fare prevalentemente con il bestiame. Il vino arriva dopo, negli anni Sessanta, grazie all’intraprendenza di uno dei sei figli, Gino, che insieme alla moglie Iva e al figlio Gioberto impianta i primi vigneti a Brunello e fonda, insieme ad altri soci, il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino (1967). Una tradizione portata avanti adesso da Angelo e Romina, ultima generazione di famiglia.
L’azienda La Fortuna, a due passi da Montalcino, si è allargata nel tempo: gli ultimi investimenti sono stati nel 1996, con l’acquisto dei terreni a Castelnuovo dell’Abate, e nel 2016, con l’annessione di un’azienda limitrofa, La Campana, dove sarà realizzato un agriturismo e, dal 2024, un Brunello apposito, annata 2019. In tutto sono 38 ettari, dei quali 18 di vigneto (13 a Brunello, 3 a Rosso di Montalcino e 2 a Sant’Antimo), 3 di oliveto e 17 di seminativo, che produce un ottimo grano duro con il marchio Farfalla della Regione Toscana. “Oltre al Brunello annata – spiega Angelo Zannoni – produciamo la Riserva e, negli anni migliori, una selezione di 1.000 bottiglie”. La produzione media è di circa 30.000 bottiglie di Brunello, 20.000 di Rosso di Montalcino, 15.000 di Sant’Antimo Rosso e 20.000 di Fortunello (Igt Toscana). Ci sono poi la Grappa di Brunello, non invecchiata, prodotta dalle vinacce e lavorata dalla distilleria di Barberino Val d’Elsa, e il prezioso oro verde di Montalcino, l’olio extravergine d’oliva. “Abbiamo circa 1.000 piante di tre tipologie: Moraiolo, Frantoio e Leccino. Sull’olio ci abbiamo puntato molto, ancor prima del vino, e per noi è una grande soddisfazione. Affiancare a un grande vino un altro prodotto pregiato è sempre un valore aggiunto”.



