Piccolo è bello: la storia di SanCarlo e della famiglia Marcucci

Montalcino è uno splendido mix eterogeneo, uno spazio in cui convivono grandi aziende e piccole realtà familiari. Come SanCarlo, realtà partita completamente da zero, nel 1965, quando Fulvio e Renata Marcucci rilevano il terreno sul versante sud-occidentale, nei pressi di Tavernelle. Fulvio, di mestiere elettricista, investe i suoi risparmi nella terra, dimostrando grande lungimiranza nel capire le potenzialità del territorio. Acquista 13 ettari, dei quali 8 di bosco, e si lancia nella nuova avventura. La prima ad essere impiantata, un anno dopo, è la “Vigna dei meli”, che produrrà la prima annata di Brunello, la 1974. Il nome, dovuto ai meli selvatici che circondano il vigneto, è stato assegnato in epoca recente dal figlio Giancarlo e dalla nipote Gemma, che hanno battezzato anche i successivi impianti: la “Vigna del picchio”, perché in zona c’è sempre stata una famiglia di picchi, la “Vigna della Sorgente”, per via della fonte naturale sottostante, e la “Vigna del Mago”, in onore al soprannome, “Maghino”, con cui sono conosciuti a Montalcino gli uomini della famiglia Marcucci. SanCarlo, che prende il nome dai trisnonni di Gemma, è una delle cantine più piccole del territorio. Un ettaro di oliveti e tre ettari tutti iscritti a Brunello, per una produzione di 10.000 bottiglie delle quali 6.000 a Brunello e 4.000 a Rosso, ottenuto per declassamento. Nel 2021 arriverà la prima Riserva, annata 2015, in limited edition: appena 800 bottiglie.

Fulvio Marcucci se n’è andato da pochi giorni, a 95 anni. Ma le sue nozioni, conoscenze ed esperienze sono state tramandate al figlio Giancarlo, che è entrato nel 1999 e per tanto tempo ha fatto di SanCarlo un “dopolavoro”, lui che ha lavorato una vita in banca, e alla nipote Gemma, che ha completato gli studi umanistici (laurea in Lettere a Siena e Master in Beni Culturali a Berlino) per poi dedicarsi anche lei all’azienda. “Negli anni 2000 il mondo del vino è cambiato – spiega Gemma – serviva una figura che si occupasse dell’assistenza, della burocrazia, che facesse da tramite con l’esterno, con conoscenza dell’inglese e delle nuove tecnologie. È stato tutto molto naturale, nessuno mi ha spinto ad entrare. Ho fatto altri tipi di studi però SanCarlo è sempre stato lì. Non l’ho mai visto come un luogo di lavoro ma come parte della famiglia. Iniziai a crearmi uno spazio mio: il primo sito Internet, i primi depliant. Poi mi sono allargata al vigneto e alla cantina”.

L’ultima idea di Gemma, pensata durante la pandemia, è stata quella di aprire una sezione all’interno del sito ufficiale di SanCarlo, chiamata “libro aperto”. Un contenitore dove chiunque può lasciare una foto, un ricordo, un’emozione. “Tutti i nostri contatti sono diretti, per la vendita del vino non abbiamo nessuna rete di agenti. Più che clienti sono amici, insomma, e in questo periodo ci hanno scritto in tanti chiedendoci come stavamo. Questa cosa mi ha dato tanta forza. Ho creato quindi una pagina in cui condividere i momenti, gli incontri, le vacanze. Una specie di diario che rimarrà dopo questa esperienza”.

Anche perché nella testa dei Marcucci non c’è minimamente l’idea di abbandonare la terra. “Terra che ti insegna ad andare avanti giorno per giorno, mese per mese e stagione per stagione – conclude Gemma – finchè si potrà mantenere lo stile, lo spirito e il carattere la nostra idea è rimanere. Al di là dei soldi e degli affari, la volontà è di produrre qualcosa che è frutto delle mani, della testa, del cuore. Di quello che siamo e di quello che siamo stati”.