Dalla mezzadria al Brunello: la storia di Caprili

La storia di Caprili comincia nel 1952, quando la famiglia Bartolommei, origini grossetane e residente a Montalcino dagli inizi del Novecento, si insedia nell’omonimo podere con il suo bestiame, conducendo i terreni come mezzadri dei signori Castelli-Martinozzi, tenutari della Villa Santa Restituta. Nel 1965 Alfo Bartolommei rileva la proprietà e impianta un vigneto, dal quale nascerà la prima bottiglia di Brunello, datata 1978. Oggi di vigneti l’azienda, gestita dai tre figli di Alfo, Manuele, Paolo e Paola, ne conta 20 ettari, dei quali 11 a Brunello e la restante parte a Igt Toscana. E ad unirsi, nove anni fa, è stato anche il nipote, Giacomo, figlio di Manuele e con i suoi 28 anni uno dei più giovani produttori di Montalcino. “Sono entrato in azienda nel 2011, pochi giorni dopo essermi diplomato enotecnico all’Istituto Agrario di Siena”, racconta Giacomo Bartolommei, enologo di Caprili e da quasi un anno vicepresidente del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino. “Ho tanto ancora da imparare ma per adesso sono contento dell’esperienza. Certo, siamo passati dall’euforia per una grande annata, la 2015, a un problema sanitario mondiale. Però ci stiamo adattando, teniamo riunioni settimanali con il CdA e il comitato di presidenza per portare avanti le strategie del Consorzio”.

Il podere Caprili si estende su una superficie di 58 ettari a sud-ovest del territorio nel Comune di Montalcino, sul pendio della collina che scende verso i fiumi Orcia e Ombrone e che sconfina anche nel territorio di Cinigiano. Ai 20 ettari di vigneti se ne aggiungono 4 di oliveti, un po’ di seminativi nella parte maremmana e poi “un bel polmone verde che è l’oro di oggi – dice Giacomo – perché il bosco ci consente di avere ricambio di ossigeno per il pianeta”.

Oltre al Brunello e al Rosso di Montalcino, l’azienda produce Vermentino, Sant’Antimo Bianco e il Moscadello, il vino storico di Montalcino. “Lo produciamo dal 1992 – spiega Bartolommei – la prima annata, siccome non avevamo ancora l’attrezzatura, ci aiutò la famiglia Cencioni, titolare di Capanna. La vinificarono loro”. Il Moscadello attualmente è coltivato solo da una dozzina di produttori, per un totale di 30-40.000 bottiglie all’anno. “Un peccato perché si rischia di perdere una tradizione del nostro territorio. Servirebbe un piano di rilancio imponente. Noi continuiamo a farlo, da circa dieci anni abbiamo rinnovato un impianto e presto ne rinnoveremo un altro. La nostra versione, il Tranquillo, parzialmente fermentato, lo produciamo solo noi e Capanna”. Caprili produce inoltre dell’olio extravergine d’oliva, altra grande eccellenza del territorio. Anche qui, vale lo stesso discorso per il Moscadello. “La gelata del 1985 portò a cambiare le culture di Montalcino. Molti abbandonarono l’oliveto per il vigneto. In più si è aggiunto il problema della mosca. Alcune volte non lo produciamo neanche. Gli anni buoni invece ne otteniamo 20-25 quintali”. Nel 2014 otto degli olivi di Caprili sono stati donati da Alfio Bartolommei all’amministrazione comunale di Montalcino, per rievocare l’immagine storica della trecentesca Fortezza, testimone di valorose battaglie e detentrice delle pagine più belle della storia locale.

Grande attenzione alla biodiversità ma anche all’ambiente (l’energia elettrica proviene da fonti rinnovabili) e al sociale, visto che Caprili è socio fondatore della Fondazione Territoriale del Brunello di Montalcino e Giacomo Bartolommei è vicepresidente della Ruga, uno dei quattro Quartieri storici che animano il paese e che due volte all’anno, ad agosto ed ottobre, scendono in campo per sfidarsi in una competizione di tiro con l’arco che accende gli animi e la passione di tutta la città. “Siamo sostenitori di qualunque attività sociale”, spiega Bartolommei, espressione della “nouvelle vague” di giovani vignaioli di Montalcino. “Il fatto di essere nati e cresciuti qui e di aver visto l’evoluzione del territorio ci porta a confrontarci e a scambiare idee in maniera maggiore rispetto alle precedenti generazioni. E il confronto non può che portare accrescimento e progresso”.